PIERRO

 L'EMIGRANTE MORTO CENTENARIO

Nel 2007 i media americani hanno riferito, con ampiezza di particolari, la lunga vita di Antonio Pierro, emigrante italiano, lucano di nascita. Era difatti nato nel paese di Forenza in provincia di Potenza da Rocco Pierro e Nunzia Dell'Aquila, che lo condussero con loro quando emigrarono negli Stati Uniti e precisamente a Boston nel 1914. Arruolatosi nell'Esercito, partecipò alla prima guerra mondiale e fu presente nelle sanguinose battaglie del Mont Saint-Michel e della Mosa-Argonne, che segnarono la controffensiva vincente delle forze alleate contro l'Austria e la Germania. Si chiamava Antonio Pierro, ma per tutti era “Tony” Pierro, nato a Forenza in provincia di Potenza il 22 febbraio 1896. Essendo morto l’8 febbraio 2008, solo per sette giorni il nostro Tony non ha raggiunto i 111 anni. Insieme ad altri ultracentenari, deceduti in questi ultimi anni, Antonio Pierro ha partecipato alla drammatica esperienza della guerra ed oltre ad esserne sopravvissuto ha goduto del privilegio della longevità. Alla fine della guerra nel 1919 egli rientrò negli Stati Uniti e nel 1920(a 23 anni) si sposò con una sua lontana cugina, Mary Pierro. La moglie però morì nel 1967 quando lui aveva 71 anni. Non ha avuto figli. Suo fratello Nicholas, con il quale ha trascorso gli ultimi anni di vità, ha 98 anni ed è tuttora vivente.Intervistato nel 2003 Tony Pierro ricorda i momenti della sua partecipazione alla guerra che definsce come “una drammatica esperienza”. Nel suo ricordo affiora l’orribile vita di trincea. Pierro racconta di avere il compito di recuperare e seppellire i morti. Una volta gli fu chiesto di recuperare il corpo di un nemico ucciso da una esplosione. “Cosa faccio se non riesco a recuperarlo per intero?- chiese ad un ufficiale che gli rispose “Forse anche tu un giorno ci perderai la testa”. Dopo questo episodio Pierro decise di sopravvivere a tutti i costi e si caricò il corpo dello sventurato sulle spalle. Un reportage effettuato nel 2006 dalla importante catena televisiva americana CBS ha analizzato il fenomeno della longevità, dando la parola ai centenari per ascoltare i loro consigli e gli stili di vita perseguiti. Fra essi Tony Pierro precisa di aver fumato e bevuto per molti anni, ma anche di aver sempre camminato e fatto “footing” ogni mattina insieme al fratello. Oltre ad un sorriso contagioso che lo stesso Pierro ammette costituire un fattore di longevità emerge la considerazione che la “genetica” è sicuramente alla base di una vita lunga.Difatti uno dei nonni di Pierro è morto a 103 anni e tre dei suoi fratelli hanno vissuto oltre gli 80 anni e l’ultimo ha raggiunto 98 anni. Però oltre ai buoni geni egli sostiene che ci vuole un gran desiderio di vivere. Egli dice di aver dovuto fare cose indispensabili in un paese diverso, con una lingua diversa e imparare a convivere con persone diverse e conclude che l’onestà ed il duro lavoro sono il fondamento della vita. Fra i suoi consigli quello di fare sempre le cose con calma, evitando lo stress perché “la vita continua fino a quando il secchio si riempie”.A questo punto saremmo indotti anche a credere che forse la drammatica esperienza della guerra può spiegare la longevità di Pierro e degli altri ultracentenari veterani della prima guerra mondiale. Ma la spiegazione risiede, secondo le più recenti scoperte scientifiche, nel fatto che il comportamento umano è costruito sulla base di un principio di sopravvivenza comune a tutte le specie animali, uomo compreso. Si tratterebbe del principio dell’egoismo del gene. Chi è sopravvissuto alla drammatica esperienza della guerra ha certamente sviluppato ulteriormente questo gene ma nulla di più. Ulteriori approfondimenti scientifici comproverebbero il fatto che per conservare se stessi ed il proprio corpo bisogna sviluppare gli aspetti positivi della nostra struttura “neuronale” ed in particolare di quelli diretti  verso la bontà d’animo e lo spirito di collaborazione. Si sostiene così che il nostro cervello è stato programmato dall’evoluzione alla naturale collaborazione con il prossimo, a provare amore per i figli, rabbia quando si è imbrogliati, senso di colpa quando siamo noi gli imbroglioni. Quindi chi prova questi sentimenti si garantisce anche una maggiore sopravvivenza. 

Michele Marotta

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